Nelle zone più alte rispetto alla fascia di Marmorino il calcare è stato carsificato dalle acque: spesso si trovano piccoli vuoti con concrezioni e in esterno il paesaggio ha un tipico colore rossiccio, dato dagli ossidi di ferro che costituiscono il residuo insolubile del calcare, perché si consuma tutto tranne la parte fangosa con minerali pesanti. Dal punto di vista storico le prime notizie di attività estrattive risalgono al Patriarcato di Aquileia, ma è stata la Repubblica di Venezia nel 1488 ad emanare “Capitoli ed Ordini Minerali sopra le Miniere”, la più antica normativa mineraria organica dell’Italia settentrionale con lo scopo di mettere ordine ed avere il controllo con il pagamento della decima minerale. Per la posizione di confine, contesa tra Friuli e Veneto, Caneva ha continuato a mantenere una sorta di privilegio per alcuni secoli. La legislazione nazionale che disciplina l’attività estrattiva e mineraria risale ancora al Regio Decreto n.1443/1927: fissa la storica distinzione del settore in due categorie, miniere e cave. Oltre al marmorino, a Caneva si cavava argilla per laterizi (mattoni e coppi), pietra calcarea, saldame che era una sabbia silicea bianca usata dai veneziani per fare il vetro tra fine ‘800 e inizio ‘900 e poi per fare vernici nello stabilimento della Galvani a Pordenone. Solo nel 1974 e poi 1986 la Regione Friuli Venezia Giulia ha emanato le prime leggi organiche per la regolamentazione dell’attività estrattiva. Al giorno d’oggi ci sono 6 aree estrattive attive della zona tra Marmorino e calcari per l’industria: si producono circa 1 milione di tonnellate di calcare e 150.000 tonnellate di Marmorino all’anno. Mentre in passato la coltivazione avveniva soprattutto in sotterraneo, in galleria con metodo “camera e pilastri”, attualmente l’estrazione avviene a cielo aperto con scavi a gradoni discendenti. Lungo il rio Vallegher ci sono stati i primi inizi di coltivazione del carbonato di calcio da parte della Serenissima. La cava di Marmorino di Via Tambruz è la più antica cava di Caneva. In the areas above the band of marmorino, the limestone has been karstified by water, and small voids with concretions are often found, while the landscape outside has a typical reddish colour, caused by the iron oxides that constitute the insoluble residue of the limestone, as everything except the muddy part with heavy minerals has been dissolved. Historically, the first records of mining activity date back to the Patriarchate of Aquileia, but it was the Republic of Venice that issued the “Capitoli ed Ordini Minerali sopra le Miniere”, (“Mineral Chapters and Orders on Mines”) in 1488, the oldest concrete mining legislation in Northern Italy, aimed at establishing order and control through the payment of mineral tithes. Due to its location on the disputed border between Friuli and Veneto, Caneva continued to maintain a sort of privilege for several centuries. National legislation governing mining and quarrying still dates back to Royal Decree No. 1443/1927, which established the historical distinction between two categories: mines and quarries. In addition to marmorino, Caneva also sees the quarrying of clay for bricks and roof tiles, limestone, and saldame, a white silica sand used by the Venetians to make glass between the late 19th and early 20th centuries and later to make paints at the Galvani factory in Pordenone. Only in 1974 and 1986 did the Friuli Venezia Giulia Region issue the first concrete laws regulating mining. Today, there are six active mining sites in the area exploiting marmorino and industrial limestones with approximately 1 million tons of limestone and 150,000 tons of Marmorino being produced per year. Whilst in the past, mining was primarily underground, in tunnels using the “chamber and pillars” technique, nowadays the mining is opencast, using descending steps. The first calcium carbonate mining by the Republic of Venice, the Serenissima, occurred along the Vallegher River. The marmorino quarry on Via Tambruz is the oldest quarry in Caneva.
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